"In fondo alla stanza, un'immensa libreria copre tutta la parete"

nachrichten

Loading...

Dienstag, Dezember 30, 2008

LA STANZA DEI LIBRI CAMBIA INDIRIZZO

Cari amici, lettori, passanti, da questa sera la mia Stanza dei Libri si è trasferita sulla piattaforma Wordpress. Invito tutti ad aggiornare i propri link e a includere il nuovo url ai preferiti.

Potete trovarmi qui:

http://lastanzadeilibri.com

Passate a trovarmi spesso, scrivetemi a editor@lastanzadeilibri.com ed inviatemi le vostre proposte di lettura.

Naturalmente tutto l'archivio è migrato su wordpress, ma manterrò questo blog attivo per chi non fosse ancora informato del cambiamento.

Arrivederci a tutti.

Elisa

Sonntag, Dezember 28, 2008

Open closed open

di Yehuda Amichai
(Harcourt Books)

I wasn't one of the six million who died in the Shoah,
I wasn't even among the survivors.
And I wasn't one of the six hundred thousand who went out or Egypt.
I come to Promise Land by sea.

Yehuda Amichai è uno dei maggiori poeti israeliani, ed è considerato da molti il capostipite della poesia israeliana moderna, differente dalla tradizionale poesia ebraica del novecento per la minor enfasi letteraria, il linguaggio colloquiale ed i chiari riferimenti ai problemi della vita quotidiana.

Con il nome originario di Ludwig Pfeuffer, Yehuda Amichai nasce in Germania da genitori ebrei ortodossi, fugge nel 1936 dall'Europa nazista con la famiglia, migrando nella Palestina ebraica, e vive da protagonista i drammatici avvenimenti del secolo che segnano la storia del popolo ebraico. Durante la II guerra mondiale si arruola nella Brigata Ebraica, e dopo il suo scioglimento entra a far parte del Palmach. Combatte nel Negev per la guerra d'Indipendenza del 1948, e partecipa in seguito ad altri conflitti avvenuti dopo la fondazione di Israele. Nonostante il suo forte patriottismo, è un convinto sostenitore della pace, e dopo gli studi universitari inizia la carriera letteraria e poetica, collaborando spesso con autori palestinesi.

La sua prima raccolta di liriche, Achshav Uve-Yamim HaAharim, pubblicata nel 1955, ottiene subito l'attenzione del pubblico e della critica. Quando il poeta e scrittore Ted Hughes conosce le sue opere, contribuisce alla traduzione in inglese insieme ad Assia Gutmann e le diffonde nel mondo occidentale.

Yehuda Amichai ha pubblicato in ebraico due romanzi, numerosi racconti, e undici raccolte di poesie, tradotti in oltre trenta lingue. Molta della sua produzione poetica è reperibile in inglese o in testo bilingue, in italiano credo esista soltanto il volume Poesie edito da Crocetti con introduzione di Ted Hughes, mentre alcune liriche sono inserite nelle antologie Poeti Israeliani di Einaudi e Forte come la morte è l'amore di Salomone Belforte.

Yehuda Amichai muore nel 2000 a Gerusalemme, dove ha sempre vissuto.

Parlare dell'opera di un poeta è quasi impossibile, la strada più giusta è leggere i suoi versi, meglio se nella scrittura originale. Ma anche le versioni in inglese e italiano vi regaleranno l'emozione e l'incanto dei pensieri di un grande artista.

Nei suoi versi di Yehuda Amichai traspaiono la sua storia, le sue origini e la sua terra. Amore e guerra si incontrano e si confondono con delicata e nostalgica ironia, sullo sfondo di una Gerusalemme splendida e sempre amata. Spesso appaiono immagini di violenza e di conflitto, come accade nella realtà israeliana, e i simboli della battaglia e della tecnologia, nella convinzione che la poesia deve riflettere la verità.

La sua poesia è diretta e coinvolgente, capace di provocare sensazioni forti e contrastanti, di trasmettere gioia e dolore, entusiasmo e disperazione, passione e malinconia.

Open closed open, mai tradotto in italiano, è l'ultima raccolta di liriche pubblicata prima della morte di Yehuda Amichai, e rappresenta il testamento di un grande poeta contemporaneo, dove egli ha voluto racchiudere l'immensa bellezza e il profondo valore della vita e l'incontrastabile potere dell'amore.

Donnerstag, Dezember 25, 2008

Voci di muto amore

di Yehoshua Kenaz
(La Giuntina)

"Si può vedere il disegno?" Lui aprì il blocco, e glielo mostrò. Questa volta il ritratto era disegnato con pochi tratti leggeri. Era una donna buttata su una sedia, con le braccia abbandonate. La testa era piegata su una spalla, il viso era nascosto. Sotto la massa dei capelli si distinguevano solo le pieghe del mento, le labbra socchiuse, la punta del naso e una narice, le rughe delle guance. Le mani penzolavano ai due lati della sedia, con dita fragili leggermente piegate. Tra i due lembi della vestaglia che si era aperta si vedeva un grosso ginocchio, come un capitello sopra una colonna la cui base era la pantofola. L'altro piede era lontano, faceva capolino da sotto la vestaglia. In questa donna non c'era alcun segno di vita. Lei non disse nulla, e lui domandò: "Cosa ne dice?". "Non è vita" disse la signora Moskovitch. Kagan rise: "Io questo lo chiamo 'La Jolanda dormiente'". "Non dorme, è morta. Una persona morta è così". Lui non rispose, ma guardò il suo disegno e sorrise.

Nato nel 1937, lo scrittore israeliano Yehoshua Kenaz, presente in queste pagine con il romanzo Ripristinando antichi amori, è considerato tra i massimi del proprio paese. Laureatosi alla Sorbona, ha tradotto i classici della letteratura francese, è redattore del quotidiano Haaretz ed autore di opere tradotte in tutto il mondo.

Grande maestro nel ritrarre i dettagli più inquietanti, e talvolta scabrosi, dell'animo umano, in questo magnifico romanzo, struggente per il suo intenso realismo, egli dipinge il pittoresco e malinconico mondo creatosi all'interno di una casa di riposo di Tel Aviv, collocazione geografica che, comunque, perde di importanza, sopraffatta dai ritmi dell'ospizio e dei suoi abitanti, ognuno impegnato, a suo modo, a conquistarsi un angolo di vita e di, sia pur effimero, piacere.

Ricoverati per casi differenti, alcuni senza speranza, gli ospiti vivono una loro dimensione nostalgica e grottesca, distaccata dalla realtà e costruita di rievocazioni e rimpianti, chiacchiere tra amiche ma anche di rivalità, invidie, gelosie, ribellioni, di una strana follia dai colori più impensati, e dall'oscuro, intermittente apparire della morte.

Protagonista della storia, Jolanda Moskovitch, tra le poche destinate a ritornare a casa, non accetta la sua naturale condizione di invecchiamento ma tenta di nasconderne i segni truccandosi in maniera vistosa e volgare, provocando critiche e reazioni ambigue. Il suo breve incontro, sconvolgente e vagamente equivoco, con Lazar Kagan, un noto artista ricoverato dopo un incidente, terminerà in un abisso di angoscia e di tristezza.

Il lucido sarcasmo di Jolanda si scontra talvolta con le compagne di camera e con il personale dell'ospizio, e la sua nostalgia per una libertà ormai perduta incoraggia i tentativi di chi, anche in un luogo dove la morte incombe, non ha scrupoli a trarne guadagno. Lei e gli altri ospiti rappresentano la cupa e reale immagine della vecchiaia intesa come solitudine, disagio e ansiosa attesa della fine, elementi che rendono le persone deboli e facilmente abbordabili da chi sa approfittarne.

Il mondo ritratto da Yehoshua Kenaz, nitido e spaventoso, descrive con estrema limpidezza la vita degli esseri umani distrutti dal trascorrere degli anni, ma al contempo accusa l'indifferenza della società nei loro confronti, che assiste senza reagire al loro declino e lascia che divengano preda di quanti, e non sono pochi, nascondendosi dietro una solidarietà falsa e ostentata, si rivelano totalmente privi di legge morale.

Mittwoch, Dezember 17, 2008

2009 Italy Jewish Guide

(Meyer Piha Editore)

Addentrandosi nelle intricate vie dei libri, non è raro fare incontri sorprendenti e scoprire, talvolta, quei luoghi che hanno lasciato un segno nella storia. Al di là della letteratura di viaggio, dove un lettore esperto sa trovare la strada di cui è in cerca, esistono settori apparentemente più "turistici" ma che, agli osservatori attenti, riveleranno percorsi tematici inediti e affascinanti.

Ora, io non conosco le intenzioni di Meyer Piha, un piccolo editore di Milano non nuovo alle grandi imprese, e non posso affermare se la sua Italy Jewish Guide, ora disponibile nella versione 2009, sia destinata maggiormente ad un pubblico ebraico che desideri essere informato ovunque si trovi, o di differente origine ma motivato a conoscere un'ampia e importantissima parte della cultura e della storia italiane.

Ma ogni distinzione sarebbe inutile, poiché quest'opera regala, a chiunque si muova con curiosità e rispetto tra le regioni italiane, tutte le informazioni, le indicazioni, gli itinerari e gli indirizzi per conoscerne la "versione ebraica" nella sua suggestiva bellezza e, credetemi, vi stupirete di quanto ancora non sapete dell'Italia. Città come Roma, Firenze, Trieste, Venezia, Mantova o Casale Monferrato vi appariranno in tutto quello splendore che la presenza ebraica ha portato tra le loro mura, e che potrete cogliere lungo un magnifico percorso artistico-culturale, attraverso strade, palazzi, antichi ghetti, sinagoghe, musei, negozi di ieri e di oggi, gallerie d'arte, librerie, ma anche caffè e ristoranti dove, tra storia e tradizione, la cucina kasher ha incontrato la gastronomia regionale italiana.

Edita in testo bilingue italiano e inglese, e disponibile anche in versione cd-rom, la guida contiene tutte le informazioni relative alle comunità ebraiche italiane, ai luoghi carattestici del culto religioso, alle istituzioni ed ai centri culturali. E' reperibile in alcune librerie, ma è possibile acquistarla direttamente da web all'indirizzo http://www.italyjewishguide.it/buy_it.html o contattando l'editore all'indirizzo hbd@katamail.com

Donnerstag, Dezember 11, 2008

Milena l'amica di Kafka

di Margarete Buber-Neumann (Adelphi)


L'altro ieri è morto nel sanatorio di Kierling a Klosterneuburg vicino Vienna, il dottor Franz Kafka, uno scrittore di lingua tedesca vissuto a Praga. Qui lo conoscevano in pochi, poiché era un eremita, un uomo sapiente spaventato dalla vita. Era lungimirante, troppo saggio per poter vivere e troppo debole per poter combattere. Vedeva il mondo con una tale chiarezza e precisione da non poterlo sopportare, da doverne morire, egli infatti, non si è concesso scappatoie, non si è salvato come tanti altri rifugiandosi in qualche equivoco intellettuale per nobile che fosse. Era un uomo e un artista dotato di una coscienza così scrupolosa che rimaneva vigile anche là dove gli altri, i sordi si sentivano al sicuro.

È un fuoco vivo, quale non ho visto mai
(Franz Kafka su Milena)

La singolare amicizia tra Margarete Buber Neumann e Milena Jesenka inizia nel 1940, al campo di concentramento femminile di Ravensbruck, dove Milena è prigioniera per la sua attività antinazista, e Margarete, moglie del comunista tedesco Heinz Neumann, è stata doppiamente perseguitata, dai sovietici e dai nazisti. La loro non è una situazione facile, ma l'innata e spontanea vivacità di Milena riesce ad approfondire l'affetto tra le due amiche. Incontri notturni clandestini, brevi passeggiate tra le baracche e il filo spinato, piccoli regali e reciproci gesti di solidarietà trasformano la loro prigionia in un'occasione unica, d'amicizia sincera e leale, che Milena sogna di veder proseguire in un futuro di libertà, per il quale progetta un libro da scrivere insieme all'amica per raccontare l'infernale meccanismo del campo.

Figlia di un noto chirurgo estetico, Milena frequenta il liceo femminile Minerva di Praga, iniziando a crearsi quell'identità di intellettuale anticonformista, emancipata e vagamente "femminista" che caratterizzerà ogni sua azione. Terminato il liceo, non diventa medico come vorrebbe il padre ma, attratta da scrittori e letterati tedeschi ed ebrei, conduce un'esistenza libera e bohémien e si innamora di Ernst Polack. Per sfuggire al padre, che le vieta questa relazione, i due si sposano e fuggono a Vienna, ma la promiscuità erotica e sessuale di lui, allora diffusa nell'ambiente intellettuale, distrugge l'armonia del matrimonio, e conduce Milena a fare uso di stupefacenti.

Con un marito che non la desidera più e un padre che l'ha ripudiata, ella, tra gli altri lavori, inizia a scrivere articoli, ponendo le basi alla sua carriera di giornalista, ed a tradurre dal tedesco: saranno queste traduzioni e farle incontrare Franz Kafka.

Il loro amore sarà intenso, passionale ma difficile, contrastato dalla differenza di età e di personalità tra i due ma anche dalla malattia di lui, si incontreranno poche volte e proseguiranno tra lettere e telegrammi fino alla completa rottura, chiesta e decisa da Kafka, di cui ella racconterà nelle lettere scritte a Max Brod. Un amore che per Milena non finirà mai, sebbene ella abbia in seguito altri uomini e una figlia, prosegua la carriera giornalistica e diventi prima un'attiva militante comunista e, espulsa dal partito, si impegni poi per contrastare al massimo le persecuzioni razziali dei nazisti.

Milena morirà nel 1944 a 48 anni, il suo progetto di scrivere un libro insieme a Margarete un libro per testimoniare l'orrore dei campi di concentramento non potrà avverarsi, ma chiederà all'amica di raccontare la sua vita.

E Margarete, a distanza di oltre 30 anni, pubblicherà nel 1977 questo libro, ricostruendo con precisione storica e letteraria, ma anche con l'entusiasmo di un'amica, la drammatica vita di Milena Jesenka, la donna che tutti conosceranno come destinataria delle lettere d'amore di Franz Kafka, tra le più belle che siano state scritte nel Novecento.

Freitag, Dezember 05, 2008

Oscar et la Dame Rose

di Eric Emmanuel Schmitt
(Albin Michel Editeur)

Nato nel 1960, lo scrittore e drammaturgo francese Eric Emmanuel Schmitt, che qui abbiano già incontrato con il divertente e terribile duplice ritratto di Hitler ne "La parte dell'altro", è autore di molte tra le pieces teatrali più rappresentate in Europa.

La sua capacità di osservare gli eventi e le persone da punti di vista totalmente inediti, infondono alla sua scrittura una forza emozionale, dovuta sia dal saper ritrarre nei minimi particolari i sentimenti più oscuri e profondi, sia dal cogliere ogni dettaglio dell'animo umano, svelandone i segreti, i desideri, i dubbi.

Con uno stile coinvolgente e privo di voluta tragicità, egli arriva a toccare quelle misteriose entità che dalle quali l'uomo è da sempre allo stesso tempo incuriosito e impaurito: l'amore, l'odio, l'esistenza, la morte.

Oscar, il protagonista di questo breve testo teatrale, è un bambino di dieci anni ammalato di leucemia e condannato a morire che, giunto ai suoi ultimi giorni e privo di ogni speranza, è cosciente dell'imminenza della propria morte.

Impossibilitato a parlare della sua fine ormai prossima a causa dell'inutile gioco degli adulti, che fingono di "non sapere" costringendo anch'esso, a sua volta, a fingere, Oscar sa di avere ormai solo poco tempo davanti a sè, insufficiente per capire anche solo un poco del mistero della vita, ed è costretto a trascorrere le sue ore in solitudine, nell'ospedale in cui è rinchiuso, assecondando, suo malgrado, l'incapacità dei "grandi" di rispondere ai suoi interrogativi e di accompagnarlo con serenità nel suo ultimo viaggio.

L'unica persona capace di aiutarlo, e di capire i suoi desideri, è la misteriosa e anziana signora in rosa, che con la sua grande forza e volontà di amare donerà ad Oscar la gioia di vivere proprio nei giorni in cui la vita lo sta abbandonando.

Per rispondere alle domande che, ormai troppo tardi, affollano la mente di Oscar, ella gli propone un gioco: scrivere ogni giorno una lettera a Dio, immaginando che il tempo si dilati fino a dieci anni. E così Oscar, giorno dopo giorno, riuscirà a vivere quella vita che gli è stata negata, immaginandosi a venti, trenta, quaranta, cinquant'anni, attraverso le esperienze costruite dalla propria fantasia e dal proprio desiderio di conoscenza.

Riuscirà così a comprendere, nei suoi pochi anni, i grandi misteri della vita, la sofferenza, la gioia dell'incontro e la splendida dolcezza dell'amore, fino al decimo giorno quando, giunto a centodieci anni, Oscar si addormenta, lasciando un biglietto sul comodino: "Solo Dio ha il diritto di svegliarmi".

Donnerstag, Dezember 04, 2008

Entropie & sincronie

Personale di Tobia Ravà
da Ermanno Tedeschi
Gallery Milano


Proseguirà fino al 30 gennaio 2009, la nuova personale dell'artista veneto Tobia Ravà dal titolo Entropie & sincronie, allestita da Ermanno Tedeschi Gallery Milano.

Nello spazio espositivo milanese di via Santa Marta 15, Tobia Ravà ha collocato le sue opere più recenti, acrilici su tela di diverse dimensioni e sculture in resina, raffiguranti strutture architettoniche e imponenti prospettive, boschi, foreste e animali, complicati orologi e costruzioni meccaniche, tutte caratterizzate, come sempre avviene, dalla presenza dei numeri e delle lettere dell'alfabeto ebraico, che vanno a condensarsi nelle forme in luogo delle tinte piatte e, disegnate con estrema nitidezza e precisione, danno origine a molteplici sfumature cromatiche.

L'artista fonde nel proprio lavoro i linguaggi della logica letterale e della matematica dando vita ad un terzo linguaggio figurativo, artefice di una ricostruzione e rappresentazione "artistica" del mistero del cosmo, derivante dalla mistica ebraica secondo la quale l'Essenza del Divino, prima di procedere alla creazione, contemplava l'alfabeto ebraico quale "progetto" di un mondo ancora inesistente.

Le opere realizzate da Tobia Ravà, costituite di forma, colore, lettere e numeri, rivelano quell'intrico infinito di simboli che si cela, sempre e comunque, oltre ogni aspetto della realtà e, come scrive Maria Luisa Trevisan nel testo critico, evidenziano l'assoluto valore della memoria storica nei confronti dell'avvenire. Lo stesso titolo del percorso espositivo si riferisce al pensiero sincronico della tradizione ebraica, secondo il quale il passato, attraverso la memoria, rivive nel presente in un affascinante intreccio temporale, che l'artista non solo percepisce, ma riesce a trasformare in immagini.

Nei dipinti, la disposizione delle lettere non è quasi mai casuale, ma vi si scoprono significative successioni di parole e di cifre che offrono una vera "lettura" dell'opera d'arte, e del messaggio in essa racchiuso.

La mostra è accompagnata da un magnifico catalogo in cui i testi di Amos Luzzato, di Nadine Shenkar, di Maria Luisa Trevisan e di Arturo Schwarz ci introdurranno ai misteri della ghematria, la disciplina ebraica che lega le lettere al loro valore numerico.

Nato a Padova, esperto di cultura ebraica e logica matematica, Tobia Ravà si è laureato in semiologia delle arti a Bologna, dove è stato allievo di Umberto Eco, Renato Barilli, Omar Calabrese e Flavio Caroli. Ha esposto in Europa ed America, e le sue opere sono presenti in tutto il mondo, in collezioni pubbliche e private.

Ermanno Tedeschi Gallery Milano - Via Santa Marta 15 (San Maurilio) - Milano